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Ultime notizie :: LA FAMIGLIA DI FRONTE A GIANBURRASCA: CHE FARE?

di Gianfranco Trapani

Intervento al: II CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA INTEGRATA Il Nuovo Corpo e la Mente

In un giorno qualunque nell’ambulatorio pediatrico entra una mamma, maestra alla scuola dell’infanzia, e pone al pediatra alcune domande:

• E’ normale che a 22 mesi mia figlia non riesca a colorare entro i margini?
• A quasi 2 anni posso farle indossare qualsiasi tipologia di scarpa?
• E’ opportuno chiedere di riordinare lo spazio dei giochi a una bimba di questa età?
• A volte mentre gioca mi sembra che giri a vuoto… E’ normale?
• Dal momento che sono insegnante, è preferibile inserire mia figlia nella mia sezione o è meglio portarla altrove?
• Mia figlia le sembra iperattiva?

Sappiamo bene che di fronte ai problemi personali, tutto appare più sfumato e difficile e quindi non è corretto fare commenti sul fatto che la madre sia un’insegnante e la figlia piccola.

Comunque una minaccia incombe su questa famiglia e su migliaia di altri bambini.

Nella Primavera 2013 uscirà una nuova edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental disorder, il DSM V, manuale sul quale l’Associazione Psichiatri Americani basa diagnosi e terapie.
La prima versione del DSM risale al 1973, quando l’American Psychiatric Association (APA) chiese a Robert Spitzer di fare l’elenco dei disturbi psichiatrici e delle loro diagnosi, con lo scopo di definire questi disturbi in modo corretto e di individuare, quando era possibile, la probabile eziologia biologica.
Da allora il DSM è diventato lo strumento di diagnosi psichiatrica per i disturbi mentali più usato dai medici psichiatri.
Con il DSM III (1980) di Robert Spitzer si può dire che nacque la Psichiatria dell’infanzia. Tra il 1980 ed il 1990 negli USA le diagnosi di Add e di ADHD passarono da 400.000 a 900.00 ed i trattamenti farmacologici dal 28% all’86% dei casi (1).
Con l’aumento delle diagnosi di disturbi comportamentali ed emotivi nei bambini, sono comparsi disordini bipolari, depressione pediatrica, disturbo di ansia sociale, disturbo oppositivo provocatorio ecc.
Per queste “malattie psichiatriche”, sono stati prescritti gli psicofarmaci, e tra questi, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), la Fluoxetina, la Paroxetina, il Citalopram. Questi farmaci aumentano la disponibilità della serotonina nei recettori nervosi presinaptici, migliorano la sensazione di benessere e combattono quella di depressione.
Possiamo affermare che l’uso del DSM, ha fatto diventare il farmaco, per alcuni psichiatri e per molti anni, il trattamento di prima linea nei disturbi comportamentali ed emotivi nei bambini.
Mentre venivano proposti come farmaci sicuri ed efficaci, privi di effetti collaterali, nel corso degli anni si è visto come questi psicofarmaci potevano, tra gli altri effetti, indurre pensieri e comportamenti suicidari nei bambini, con atti di autolesionismo: “The Food and Drug Administration (FDA) has directed manufacturers of all antidepressant drugs to revise the labeling for their products. Drug Makers must include a boxed warning and expanded warning statements that alert health care providers to an increased risk of suicidality (suicidal thinking and behavior) in children and adolescents being treated with these drugs, and to include additional information about the results of pediatric studies”. (3)
Nel 2006 aziende come la Glaxo hanno condotto alcuni studi per valutare se questi sospetti fossero effettivamente fondati, studiando l’azione della Paroxetina nei bambini di sette anni.

I risultati sono stati i seguenti:
in studi clinici sono stati osservati aumento dei comportamenti correlati al suicidio (tentativi di suicidio e pensieri suicidari) e atteggiamenti ostili (prevalentemente aggressività, comportamento oppositivo e rabbia) più frequentemente nei bambini e negli adolescenti trattati con antidepressivi in confronto a quelli trattati con placebo. Se, per necessità clinica, si decide comunque di effettuare il trattamento, il paziente deve essere attentamente controllato per verificare la comparsa di sintomi suicidari. Inoltre non esistono dati di sicurezza a lungo termine in bambini ed adolescenti relativi alla crescita, alla maturazione e allo sviluppo cognitivo e comportamentale. (4)

Secondo le dichiarazioni di Allen Frances, responsabile capo della redazione del DSM IV, con l’ultima versione DSM V, saranno diagnosticate ammalate milioni di persone affette da tristezza, sofferenza quotidiana, paure o semplice disagio relazionale. Per questo motivo Frances sta collaborando attivamente per proporre una revisione del DSM V, prima ancora che questo venga pubblicato. (2)
“Several divisions of the American Psychological Association have just written an open letter highly critical of DSM 5. They are inviting mental health professionals and mental health organizations to sign a petition addressed to the DSM5 Task Force of the American Psychiatric Association. You can read the letter and sign up at http://www.ipetitions.com/petition/dsm5/ The letter summarizes the grave dangers of DSM 5 that for some time have seemed patently apparent to everyone except those who are actually working on it.”(2).

Cosa possiamo fare per arginare questa marea montante di disagio nella nostra società, quando una parte degli operatori responsabili della salute e del benessere delle persone cerca la risposta più semplice e più immediata?

Esistono delle associazioni in Italia che aiutano i genitori dei bambini affetti da ADHD, come AIFA – Onlus, Associazione di famiglie con bambini affetti da ADHD con finalità di solidarietà sociale, informazione e divulgazione scientifica.
La definizione di ADHD che diamo nei libri di divulgazione (5) non si discosta da quella che loro presentano nel sito (6)
La prevalenza dell’ADHD varia molto, a seconda degli strumenti diagnostici utilizzati e viene valutata tra il 2 e il 4% della popolazione in età scolare.

I bambini con ADHD:
• hanno problemi nelle relazioni interpersonali;
• ricevono minori apprezzamenti e maggiori rifiuti dai loro compagni di scuola o di gioco;
• pronunciano un numero di frasi negative nei confronti dei loro compagni dieci volte superiore rispetto agli altri;
• presentano un comportamento aggressivo tre volte superiore;
• non rispettano o non riescono a rispettare le regole di comportamento in gruppo e nel gioco;
• quando i bambini con ADHD assumono un ruolo attivo, riescono ad essere collaborativi, cooperativi e volti al mantenimento delle relazioni di amicizia;
• quando, invece, il loro ruolo diventa passivo e non ben definito, essi diventano più contestatori e incapaci di comunicare proficuamente con i coetanei.

Gli inevitabili fallimenti che il bambino ADHD accumulerà nelle sue esperienze sociali, scolastiche e famigliari, favoriranno lo sviluppo di tratti oppositivi e provocatori.
I ragazzi che manifestano comportamento da deficit di attenzione/iperattività e aggressività, saranno più a rischio di altri nello sviluppare comportamenti devianti, nell’incorrere in problemi con la giustizia o nell’uso di alcool e/o sostanze stupefacenti. Infatti i comportamenti da deficit di attenzione/iperattività e aggressività sono considerati tra i segni premonitori in età infantile, di cattivo adattamento psicosociale in età adulta. (5)

Ma che cosa distingue un bambino vivace o semplicemente svogliato da uno affetto da tale disturbo? E' difficile spiegarlo in poche parole, ma significativi campanelli d'allarme possono essere i seguenti sintomi:

• non presta mai attenzione ai particolari;
• ha difficoltà nel mantenere l'attenzione su compiti e giochi per un tempo prolungato;
• apparentemente non ascolta chi parla e non segue le istruzioni;
• ha difficoltà ad organizzarsi nei compiti e nelle attività e cerca di evitare quelle che richiedono sforzo mentale protratto;
• perde continuamente oggetti personali e spara le risposte prima che siano terminate le domande;
• ha difficoltà ad attendere il proprio turno e interrompe continuamente chi parla o è invadente.

La diagnosi, però, non è semplice ed immediata e deve essere affidata a medici esperti (6).
Ed anche l’osservazione che “sarà opportuno intraprendere una terapia multimodale (cognitivo-comportamentale sempre e farmacologica successivamente se necessario)”,ci trova assolutamente d’accordo. (6).
I criteri di diagnosi dovranno seguire le linee guida del DSM IV (7)


I sintomi principali dell’ADHD sono Disattenzione, Iperattività, Impulsività

Disattenzione: spesso non riescono a prestare cura ai dettagli, mantenere attenzione per un periodo prolungato, evitare le distrazioni in compiti poco motivanti, organizzare le proprie attività, affrontare compiti lunghi.

Iperattività: spesso si muovono eccessivamente, anche in contesti non adeguati, sembrano continuamente mossi da un motorino, passano continuamente da un’attività all’altra

Impulsività: spesso sparano le risposte a caso, interrompono o sono invadenti nei confronti degli altri, non sanno attendere l’attesa ed il proprio turno.

I sintomi devono essere presenti prima dei sette anni di età, devono provocare una compromissione clinicamente significativa del funzionamento scolastico e sociale, e manifestarsi in due contesti, a scuola e in famiglia.

Poiché la diagnosi e la terapia sono complesse, non vogliamo essere parte di coloro che collaborano a creare casi di bambini che ”… non curati, invece, potranno subire gravi ripercussioni psicologiche al punto da abbandonare la scuola, perdere l'autostima, vivere continue frustrazioni e sentimenti di incapacità: un bagaglio di insuccessi che li renderà maggiormente esposti a fenomeni di devianza, come ampiamente documentato da studi sociometrici condotti dalla ricerca scientifica internazionale.” (6)

Vogliamo però ribadire che prima di arrivare al trattamento farmacologico con psicostimolanti bisogna tentare tutte le strade possibili.

L’intervento è comunque complesso e richiede un approccio integrato tra i vari tipi di trattamento, cioè la terapia per l'ADHD deve basarsi sull’integrazione fra trattamento psicoeducativo e comportamentale a casa ed a scuola, e trattamento alimentare e farmacologico utilizzando, quando è possibile, farmaci non psichiatrici.

Solo se non si ottengono risposte apprezzabili bisogna rivolgersi agli psicofarmaci come il metilfenildato (Spencer et al. 1996; Santosh and Taylor 2000; AACAP 2002), ed altri di uso meno comune.(6).

Tuttavia esiste una strada alternativa anche se poco percorsa, infatti Gonon e collaboratori scrivono: “L’errata interpretazione dei dati è molto frequente in tutti gli studi che hanno a che fare con ADHD e contribuisce a creare conclusioni fuorvianti nei media. Infatti la distorsione dei dati e le conclusioni parziali nel riportare le prove scientifiche a favore del parere che l’ADHD è prevalentemente causata da fattori biologici, causano danni. In questo articolo vengono suggerite alcune possibilità di correzione, per evitare i danni sociali provocati da queste false osservazioni.” (8)

Le tre diverse posizioni sulle cause dell’ADHD sono:
1°) il disturbo è causato esclusivamente da fattori biologici
2°) da un insieme di fattori biologici ed ambientali
3°) solo da fattori ambientali ( 9 )

“The first position is not consistent with data demonstrating that environmental factors play a role in ADHD (low economic status, severe child mistreatment, maternal smoking during pregnancy, premature birth, teenager pregnancy and other environmental adversities)”(9).
Anche se è stato dimostrato che l’eziologia puramente biologica è una posizione inconsistente, questa opinione rimane prevalente. Questo favorisce gli interventi farmacologici più che quelli di prevenzione e di intervento psico-sociale.
I programmi di ricerca che ricevono maggiori finanziamenti sono quelli che cercano di scoprire dei biomarcatori e di associarli al rischio dell’ADHD. (8).
Come ribadisce Singh " the current interest in biomarkers is a sign that psychiatry has undergone a methodological shift, away from searching for the causes of a condition towards estimating the probability that the condition is present or will develop” (10).
Ovvero la psichiatria è passata dalla ricerca delle cause di una condizione verso la ricerca della stima della probabilità che la condizione sia presente o si sviluppi in futuro.
Trattando i bambini con i farmaci e con interventi medici invasivi, gli esperti psichiatri si concentrano sui livelli individuali dei fattori di rischio piuttosto che su quelli sociali ed ambientali.
Un uso distorto dei dati scientifici trasforma la normale sensazione di tristezza in un disordine depressivo, quindi degno di un trattamento con farmaci psichiatrici. (11)
Questa eccessiva medicalizzazione porta il pubblico a reagire con atteggiamenti di sospetto nei confronti delle neuroscienze e ad avere atteggiamenti irrazionali che alla fine danneggiano i bambini ed il loro futuro.
Come suggeriscono Lawrence, Young e Gonon (12),(13), (9), rifiutando il sensazionalismo nelle pubblicazioni dei dati scientifici ed indirizzando i politici ad evitare di finanziare solo i programmi di ricerca orientati verso la produzione di terapie farmacologiche, si eviterebbero la disinformazione del pubblico e la ricerca di terapie che alla fine possono risultare dannose (1)(3)

E’ quindi importante:
• rifiutare il sensazionalismo nelle pubblicazioni dei dati scientifici;
• evitare il finanziamento ai soli programmi di ricerca per la produzione di terapie farmacologiche.


Fare delle proposte per un disturbo così controverso è molto complesso, tuttavia per tornare alla mamma dell’inizio dell’articolo: “La signora ha bisogno di una risposta!”
La nostra esperienza con un approccio integrato, per i casi clinici giunti alla nostra osservazione, ha prodotto dei risultati apprezzabili.
Per il bambino indichiamo un’ educazione alimentare adeguata, la terapia cognitivo comportamentale (con l’appoggio di personale esperto), e l’approccio farmacologico integrato con farmaci omeopatici ed integratori di oligoelementi.
Per i genitori e la scuola, sempre con personale specializzato, rispettivamente il Counseling ed il Parent Training, ed il Counseling e gli interventi comportamentali (Social Skill).
L’ obiettivo primario è quello di fornire delle informazioni dettagliate sul disturbo ADHD, per consentire ai genitori e agli insegnati di capire meglio le difficoltà del bambino, quindi si condividono strategie ambientali e di comportamento che permettono al bambino di stare meglio.
Abbiamo scelto, invece di riportare una casistica personale, che è sempre limitata e limitante, di riportare quelle che sono le controversie ancora presenti tra gli studiosi per un argomento ancora molto discusso.
In un lavoro recente Ole Jakob Storebø e colleghi (14), hanno effettuato una revisione sistematica con il metodo Cochrane, studiando gli effetti della formazione sui professionisti della scuola che si occupano del problema ADHD e sui genitori dei bambini con ADHD (osservazioni su Social Skill e Parent Training).
Tenendo presente che le Linee Guida Europee Cliniche per i Disturbi Ipercinetici e le linee guida NICE, per la formazione dei genitori e per la formazione degli operatori che si occupano di bambini in età scolare raccomandano il Social Skill ed il Parent trainig (19), (20), hanno individuato quattro meta-analisi su questi argomenti .
Due meta analisi affermano che i corsi di formazione professionale e famigliare non hanno alcun effetto (15), (16), mente le altre asseriscono che l’effetto sul trattamento è significativo con esiti favorevoli (17), (18).
Per Ole Jakob Storebø e colleghi non ci sono prove per raccomandare o rifiutare il Social Skill e il Parent Trainig per le famiglie con bambini con ADHD. Tuttavia raccomandano una serie di interventi più profondi e più duraturi per avere dei cambiamenti sui sintomi del disturbo, per migliorare le competenze sociali e relazionali dei bambini e per evitare gli ulteriori sviluppi della malattia. (14).
In effetti utilizzare la Medicina Complementare e dare consigli alimentari significa anche prolungare l’osservazione e la cura dei bambini e delle loro famiglie.
Recentemente, l’ADHD è stata associata ad una variazione in eccesso del peso corporeo (21) (22) È stato riportato che soggetti con ADHD mostrano indici di massa corporea superiori alla media rispetto ai controlli (23) (24) ed hanno percentuali significativamente maggiori della circonferenza addominale e del grasso corporeo.
I soggetti obesi hanno maggiori probabilità di presentarsi con problemi di attenzione (25). Alcune evidenze suggeriscono che pazienti con disturbi alimentari possono avere problemi di attenzione e ADHD (26), (27).
Choudhry Z e colleghi hanno analizzato i dati di 11.676 bambini e adolescenti tedeschi (6-17 anni). Hanno studiato il tempo trascorso per la Televisione, i video giochi e per l'attività fisica, le abitudini alimentari, la dimensione delle porzioni e l'apporto energetico totale. I risultati hanno dimostrato che la scarsa qualità degli alimenti, l'assunzione di cibi molto energetici , ma poveri di principi nutritivi, e l'uso continuo di televisione e videogiochi sembrano associati ai sintomi di ADHD. La relazione tra l'assunzione di cibo molto nutriente e povero di qualità nutrizionali e sintomi di ADHD è stata particolarmente pronunciata nelle ragazze e questo può aiutare a spiegare l'associazione tra sintomi di ADHD e sovrappeso nelle ragazze adolescenti (28)
In definitiva come affermano Choudhry Z e colleghi: “ Socio-economic characteristics are strongly associated with overweight and obesity in ADHD children and may inform strategies aimed at promoting healthier weight.” (29)
Oltre ad una alimentazione disordinata e scorretta, è stata dimostrata negli adolescenti l'associazione tra ADHD e la dieta di tipo “occidentale” prevalentemente acidificante e ricca di proteine animali, come dimostra uno studio del Perth Telethon Institute for Child Health Research (30), pubblicato sul Journal of Attention Disorders. (33)
In questo lavoro sono stai esaminati 1.800 adolescenti dello studio Raine (32). Dal 1989 al 1991, a Perth in Australia, sono state iscritte 2.900 donne in gravidanza e dei loro bambini 1.800 sono stati seguiti fino all’adolescenza (stile di vita, alimentazione, malattie, scc.).
E’ stato dimostrato che il modello alimentare occidentale, ricco di grassi e proteine animali, può essere associato ad un rischio doppio di andare incontro ad una diagnosi di ADHD (115 adolescenti, di cui 91 ragazzi e 24 ragazze).
La dieta corresponsabile di questa patologia è ricca di alimenti precotti, pasticceria, prodotti alimentari trasformati, fritti e raffinati, con molti grassi saturi ed idrogenati, zucchero raffinato e sodio. (33)
Di conseguenza le diete per ridurre i sintomi di ADHD includono la restrizione di zuccheri raffinati, di additivi e conservanti, eliminando tutti i cibi che possono provocare soggettivamente allergie, e introducendo cibi ricchi di acidi grassi Omega-3 (per i report positivi di efficacia nella letteratura medica).
Un modello considerato "sano" è una dieta ricca di frutta e verdura fresche, cereali integrali e pesce che, come conseguenza, avrà un contenuto più elevato di acidi grassi omega-3, acido folico e fibre. (33)
Anche la letteratura raccolta su PubMed (31) mette una certa enfasi su questa ipotesi. Secondo l’autore questa dieta sana deve essere consigliata quando la terapia con i farmaci psicostimolanti non funziona, o quando lo chiedono i genitori. (33)
La nostra opinione è invece che il bambino con ADHD debba sempre avere una alimentazione ricca di acidi grassi omega3, vitamine, acido folico e fibre, tutti di origine alimentare e non da supplementi farmacologici.
Una maggiore attenzione all’educazione dei genitori e dei figli verso un modello alimentare sano (31), (33),e non ortoressico, eliminando i cibi che possono predisporre a ADHD, è il trattamento più promettente e non solo per chi utilizza e pratica la Medicina Complementare.
Come raccomandano gli autori (31), si devono fare le integrazioni di Ferro e Zinco, sia nei pazienti con carenze provate, sia perché le integrazioni migliorano l'efficacia della terapia con stimolanti.
La somministrazione di questi oligoelementi, è ormai una prassi abituale, come si osserva nella letteratura raccolta su PubMed (31).
Nella nostra casistica somministriamo oligoelementi in forma catalica, come descritta da Ménétrier (39), (40). Egli individuò l’importanza sul "terreno del paziente sia sano, sia malato" e che la carenza predisponeva l'organismo a numerose malattie.
L’integrazione con lo Zinco viene fatta in forma gluconata, in fiale bevibili.
Il Ferro viene somministrato come Ferro ferroso di estrazione totalmente naturale, prelevato da acque di sorgenti naturalmente ricche di Ferro (41), (42).
Il ferro assunto in questo modo è assimilato almeno al 40% della quantità assunta, e copre l'intero fabbisogno giornaliero del bambino. In caso di rifiuto del ferro in soluzione liquida, proponiamo il Ferro Fumarato con la polpa disidratata del frutto di Adansonia digitata che, essendo ricca di oligoelementi e vitamina C, ne facilita l’assorbimento (43), in buste granulari che si sciolgono in bocca.
I farmaci omeopatici verranno scelti a seguito di una analisi approfondita cercando , per quanto possibile il simillimum del bambino.
Il dialogo con il medico omeopata consente al genitore di scaricare le tensioni accumulate e può essere definito una parte del Parent Training.
L’individuazione delle due diatesi che di preferenza manifestano sintomi ADHD (35), (36), (37), la sicosi ed il luesinismo, (anche se bambini con diatesi psorica o tubercolinica possono manifestare allo stesso modo il disturbo), avviene con la prima consulenza omeopatica.
I sicotici hanno uno psichismo particolare, uno stato ansioso con tratti ossessivi ed ipocondriaci in un corpo grosso ed inquieto (37), mentre i luetici avranno in prevalenza una comunicazione disordinata con gli altri e fonte di disagio per il loro essere impulsivi (37). Mentre per la ricerca di farmaci costituzionali avremo una prevalenza tra quelli che appartengono alle costituzioni carboniche e fluoriche.
Oltre al farmaco diatesico in dosi scalari crescenti, la prescrizione del farmaco personale deve essere altamente individualizzata, pertanto ci limitiamo a ricordare le Key note dei farmaci, che secondo la nostra esperienza sono di utilizzo più frequente (34), (35), (38).
L’elenco non è esaustivo e presenta diverse lacune ma è frutto di esperienza personale.
I farmaci omeopatici devono essere somministrati in gocce o diluendo i granuli e dinamizzandoli con alcune succussioni prima di somministrarli. La diluizione preferita deve essere 30 CH

ARGENTUM NITRICUM: bambini magri, agitati, impulsivi, ansiosi, ipereccitabili. Fobici della folla, degli spazi chiusi. Camminano, si muovono, parlano, gesticolano, agiscono sempre in fretta.
CHAMOMILLA: bambini irritabili, agitati, di cattivo umore, litigiosi, insoddisfatti, detestabili, capricciosi per un nonnulla. Difficili da trattare.
CINA: bambini sempre imbronciati, nervosi, con un comportamento che non è possibile tollerare. Distruggono lo studio pediatrico.
MEDORRHINUM: bambini agitati ansiosi si muovono in continuazione, sembra che il tempo scorra e loro non riescano a fare tutti i loro doveri. Non ricordano gli avvenimenti recenti, le prime lettere delle parole, i nomi dei familiari, hanno difficoltà nel riferire quanto appena ascoltato.
NUX VOMICA: bambini magri e vivaci, freddolosi, nervosi, irritabili, collerici, intolleranti con tutti. Aggressivi, impulsivi con gesti di violenza ed atteggiamenti di cattiveria.
KALIUM BROMATUM: bambini o adolescenti agitati, nervosi, insonni con incubi, terrori notturni di demoni e paure ossessive, con grande paura delle malattie e manie di persecuzione.
TARENTULA HISPANICA: bambini con grande eccitazione motoria e psichica, molto sensibili sia fisicamente che mentalmente. Dai momenti di dolcezza passano a crisi di violenza improvvisa e di crudeltà.
LACHESIS MUTUS: bambini con eccitazione e depressione alternate, legate a sentimenti contraddittori, gelosia patologica, suscettibilità estrema, desiderio di vendetta, diffidenza per tutto quello che viene proposto. L’adolescente è aggressivo.
COFFEA CRUDA: bambini attivi, vivaci, ma l’umore può variare e possono diventare depressi, lamentosi ed inquieti. Si muovono e si agitano in continuazione
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