M. TÉTAU

Il concetto

di forza vitale

e la sua modernità

L’ Organon la enuncia già nel § 9, quindi ben prima della Similitudine, e ne svilup- pa il concetto fino al § 18.
§ 9: “ È la forza vitale immateriale che anima il corpo materiale e gli conferi- sce la sua dinamicità garantendone il funzionamento armonioso”.
Questa forza o dynamis è essenziale poiché:
§ 10: “Se l’organismo non possedesse forza vitale non sarebbe capace di pro- vare la benché minima sensazione nè di garantire la sua stessa conservazione”. E’ unicamente la disfunzione di questa forza vitale che genera la malattia.
§ 11: “Quando un uomo si ammala, que- st’energia vitale che è essa stessa il suo motore, presente nell’intero corpo, è l’u- nica a subire dall’inizio l’influenza di- namica dell’agente patogeno.
Solo il principio vitale alterato è in gra- do di scatenare le sensazioni sgradevo- li provate e le reazioni insolite che noi chiamiamo malattie.”
Insistendo:
§ 12: ”Unicamente la disfunzione della forza vitale produce la malattia … Solo questa disfunzione determina la malat-
tia nel suo insieme. La guarigione è con- dizionata dal ritorno all’integrità di que- sta dynamis”.
Esiste identità totale tra la patologia del corpo e la patologia del principio vita- le (il secondo condiziona il primo).
§ 15: “Le disfunzioni a livello della dy- namis, immateriale e l’insieme dei sin- tomi visibili, quindi materiali, provoca- ti da questa alterazione della dynamis formano un tutt’uno.”
Ne consegue per Hahnemann che gli agenti perturbatori di questa dynamis, provenienti dall’esterno “i miasmi” pos- sono unicamente essere di natura im- materiale, energetica.
Ne consegue anche per agire su questa for- za energetica patologica, è bene utilizzare rimedi energetici, immateriali e dinamici. Per questo non è possibile conoscere a priori la virtù curativa dei farmaci. La loro composizione, in particolare, non può informarci completamente.
Una sperimentazione sull’uomo in buo- ne condizioni di salute è necessaria per determinare la loro attività a livello del- la forza vitale.
§ 22: “I farmaci possono essere consi-
derati un rimedio solo quando provoca una “malattia artificiale.”
Si ritrova un’idea già cara a Hahnemann e per la precisione che due malattie non possono coesistere nello stesso organi- smo e che la più forte – la malattia pro- vocata da farmaci – ha la meglio sulla più debole, ma sarà di breve durata.
E lo stesso § 22 aggiunge dilungando- si sullo stesso concetto: “Per annullare i sintomi della malattia da guarire si de- ve cercare il farmaco più adatto a pro- durre sintomi simili a quelli di suddet - ta disfunzione.”
Ed in conclusione, Hahnemann ci infor- ma:
§ 23: “Tutti gli esperimenti scientifici, tutte le ricerche condotte mi hanno con- vinto che i sintomi riappaiono con mag- giore intensità, manifestamente aggra- vati”.
Si chiude il ciclo che partito da una for- za vitale malata sfocia nelle dinamicità salvatrici mobilitate a proposito dalla Similitudine.
Cosa deve pensare un medico dell’epo- ca moderna di questa storia della forza vitale?

Per capire meglio, è necessario ricollo- care il pensiero di Hahnemann nel suo contesto storico.
Siamo all’inizio del XVIII secolo, l’illu- minismo, l’Aufklärung.
Gli intellettuali del tempo si dichiarano razionalisti. Il lavoro della ragione dis- siperà l’oscurantismo dei secoli prece- denti. Si valorizzano le scienze, le tec- niche. Diderot ed il suo gruppo pubbli- cano la gigantesca Enciclopedia.
Ma questo razionalismo resta intriso di spiritualismo. Non si attribuisce più al- cuna importanza alla religione, ma si crede in un solo Dio, un Architetto del- l’Universo, di cui si rispetta ed ammira la costruzione. La Massoneria impregna gli spiriti.
In Medicina, si assiste alla nascita ed al- lo sbocciare di un Vitalismo organizza- tore. Barthez (1784-1806) capostipite della prestigiosa scuola di medicina di Montpellier pubblica il suo manifesto: “chiamo principio vitale dell’uomo la causa che produce ed organizza tutti i fenomeni della vita nel corpo umano”. Nozione ereditata da Ippocrate e dal suo “To Enormon” e anche da Aristotele – che tanto ammirava Hahenmann – e dalla sua “causa formale”.
Bichat (1771-1802) dà della vita la sua celebre definizione vitalista “insieme di forze che resistono alla morte”. Hahenmann aderisce al sistema vitali- sta. Proprio come il suo vecchio amico Hufeland che ha pubblicato nel 1795 un Essai sur la force vitale o ancora un au- tore tedesco celebre a suo tempo, Reil e la sua Dissertation pour la force vitale, pubblicato nel 1796.
L’uomo, come qualsiasi essere vivente, dispone di un corpo che funziona in ba- se alle leggi della biologia ma questo funzionamento è del tutto coordinato, orientato nella sua lotta contro la mor- te da una forza energetica organizza-
trice, specifica per ognuno di noi.
Si ritrova a questo livello il Qi degli ago- puntori cinesi che Hahemann ignorava completamente.
Non viene nemmeno fatta alcuna spe- culazione metafisica.
L’animo – in cui crede Hahnemann da buon luterano – non viene assoluta- mente coinvolto in questi pensieri. Non si sta parlando dell’animismo di Stahl. Ci troviamo di fronte ad un’energia, questo è un dato di fatto, sicuramente immateriale, come qualsiasi altra ener- gia, ma che condiziona la materialità dell’esistenza affinché “lo spirito dota- to di ragione che è in ognuno di noi pos- sa servirsi liberamente di questo uten- sile vivente che è il corpo umano per raggiungere lo scopo più alto di qual- siasi esistenza” (§ 9).
Per quanto riguarda la natura di questo principio vitale, Hahenmann ci riman- da all’ignoranza universale in una no- ta allegata al § 12:
“Come riesce la forza vitale a generare la malattia? Queste domande non sono di utilità alcuna al medico perché non riuscirà mai a trovare una risposta. Il padrone della vita ha reso accessibile ai nostri sensi solo ciò che è necessario e sufficiente per guarire”. E la messa è con questo celebrata.
Così definita questa Dynamis organiz- zatrice ci sembra necessariamente da in- tegrare per capire e praticare l’omeopa- tia nella pienezza delle sue possibilità. Naturalmente è possibile curare perfet- tamente manipolando la Similitudine solo al primo grado, ma così facendo mi accontenterei di un lavoro incompleto. Hahnemann lo comunica nella sua pre- fazione delle Maladies chroniques del
1828.
Il concetto di un’energia vitale, la dy- namis, invisibile nella sua natura, visi-
bile grazie ai suoi effetti mi permette di integrare tre nozioni che sono i capi- saldi della nostra pratica. Prima di tut- to è il solo concetto che ci permette di capire le malattie croniche che con Hah- nemann consideriamo fondamentali.
• E’ in effetti nella perturbazione di que- sta forza organizzatrice che si imprime l’impronta diatesica le cui conseguenze marcheranno l’organismo intero a par- tire dal concepimento dell’individuo. Sicosi, Luesi, Psora possono essere uni- camente grandi categorie vitaliste, che interessano l’essere nel suo insieme, sal- vo a ridurlo a semplici e banali moda- lità reattive,
• La nozione energetica che anima il corpo intero ci permette di capire per- ché non esiste alcuna malattia isolata, segni senza significato. Il patologico, anche localizzato, interessa l’organismo intero. Ad una malattia globale convie- ne opporre una terapia globale, lo spe- culare del Similium che induce il reat- tivo salvatore a livello di un vitalismo mobilitante. A titolo esemplificativo una rinite spasmodica significherà a li- vello sintomatico un ALLIUM CEPA o una EUFRASIA, o altro. La guarigione totale, definitiva richiederà un rimedio di profondità in grado di agire a livel- lo di questa forza vitale perturbata. Ec- co la funzione di uno dei nostri grandi policresti diatesici costituzionali, AR- SENICO, PULSATILLA, CALCAREA.
• Infine poiché la radice della malattia
è immateriale, in realtà energetica e vi- sto che pretendiamo raggiungere que- sto livello princeps, sono farmaci di- luiti al di là della soglia ponderale, di- namizzati che interverranno.
L’azione dei nostri 30CH, la diluizione favorita da Hahnemann, dai 10000 kor- sakov ed oltre non è comprensibile se non accettando che alla dynamis per- turbata si oppone la dinamizzazione cu-

rativa, sicuramente a livello dei recet- tori sensibili alla pulsione energetica. In breve, mi sembra che l’attività delle nostre alte dinamizzazioni apparente- mente immateriali – ma l’energia non è in realtà materia? – oggettive clinica- mente nell’uomo, nell’animale, fornisca la prova formale della realtà di un’e- nergia vitale in ognuno di noi.
Detto questo è necessario ricordare che l’omeopatia è stata voluta da Hahen- mann come logica e razionale.
Spetta a noi continuare la sua opera for- nendo le prove cliniche e farmacologi- che di ciò che empiricamente consta- tiamo tutti i giorni.
L’omeopatia vivrà solo se lo scienziato sosterrà e confermerà l’intuitivo.
“Mi sento a pezzi”, scrive Duras prima di morire. La Forza Vitale è proprio quel qualcosa che permette di tenere insie- me quest’essere che si sente a pezzi, un sistema formato da interconnessioni, informazioni ed azioni che fanno sì che il tutto vada ben oltre la somma dei suoi singoli costituenti.